PiazzettaVergani.org
Una voce del giornalismo milanese
PiazzettaVergani.org è un blog curato dal Gruppo Cronisti Lombardi e intende da un lato essere un tributo al collega Guido Vergani scomparso nel 2005 e dall'altro un momento di confronto su temi politici, sociali ed economici.
Milano, l’Ecopass e il resto della città
Si fa un gran parlare in questi giorni, e non potrebbe essere altrimenti, dell’introduzione anche a Milano di un accesso al centro a pagamento per le auto inquinanti, vale a dire quelle cosiddette Euro2 ed Euro3, alcune peraltro tutt’altro che “vecchie”. Di fondo, sul provvedimento, già attuato anche in termini più drastici in altre città e capitali europee (in ogni caso arriviamo sempre in ritardo!) non c’è niente da dire. Nella cerchia dei Bastioni, zona di salvaguardia del provvedimento, si dovrebbe finalmente circolare meglio, le polveri sottili dovrebbero diminuire, la qualità dell’aria in generale dovrebbe essere migliore. Ma nessuno sembra essersi preoccupato di che cosa succederà nelle zone limitrofe, quelle che vengono definite il “semicentro”, dove i provvedimenti sul traffico annunciati da anni stentano a essere messi in pratica. Il riferimento è in particolare alle strisce gialle e blu che alla viglilia delle elezioni amministrative si sono fermate ben al di qua dei limiti che avrebbero dovuto raggiungere. Cosicché chi viene da fuori continua ad approfittare tranquillamente della libertà di parcheggio (anche selvaggio) mentre i residenti devono arrangiarsi o decidere addirittura, una volta conquistato il parcheggio, di non muoversi più da là finché non scatta il divieto di sosta per la pulizia delle strade, magari sei giorni dopo! Detto per inciso, altro problema, la pulizia, che ci si affanna a non risolvere nonostante proclami e promesse.
In quelle zone, non ancora toccate dal giallo-blu, dove le strisce bianche latitano nonostante le sentenze continue che rilevano la necessità e addirittura il dovere per i Comuni di prevederle, è probabile che il caos divenga maggiore di quanto non lo sia già ora. Il riferimento è in particolare alla zona est (entrata da Forlanini, per intenderci) dove viale Corsica e Corso XXII Marzo scoppiano di traffico e dove le vie alternative di scorrimento- leggi Piranesi, Archimede, Marcona, Plebisciti- sono tediate dai lavori interminabili in corso e bloccate a più riprese dai tempi semaforici troppo lunghi in attesa e troppo brevi in scorrimento, così da creare file interminabili e aria irrespirabile per pedoni e residenti. (A proposito, perché qualche centralina mobile non viene piazzata anche in queste strade? Forse i residenti di qui non hanno lo stesso diritto di quelli del centro o di quelli di viale Marche di sapere quali sono i valori degli inquinanti?).
Come al solito, insomma, si fanno i piani generali, si fanno i progetti totali, poi si finisce per attuarne solo parte dimenticando che in questo modo si creano nuove situazioni di disagio e di caos. L’augurio è che con i soldi dell’Ecopass si riesca davvero ad attuare nuovi provvedimenti seri ed efficaci, e magari a realizzare anche qualche altro parcheggio, davvero pubblico, dove non si rischi lo stipendio per lasciare l’auto in sosta per qualche ora!(g.p)
PS. Se c’è qualcuno che vuole intervenire nel dibattito, si faccia avanti, in questo sito troverà lo spazio giusto qualunque sia la sua opinione in proposito. Grazie.
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Da www.partecipaMi.it (discussione “Ticket d’ingresso a Milano, a precise condizioni.” del forum “Per una Milano sostenibile…”) riporto il parere del Presidente di Fiab Ciclobby onlus:
http://www.partecipami.it/?q=node/1993/4217&single=1
Ecopass
Tra qualche giorno, il 2 gennaio, prenderà finalmente il via l’esperimento del ticket “alla milanese”, meglio noto come Ecopass.
Ci si è arrivati dopo un percorso lungo e tormentato, in cui la natura, l’oggetto, l’estensione, l’esistenza stessa del provvedimento sono stati più volte rimessi in discussione, anche all’interno della maggioranza che guida la città, con una successione di compromessi al ribasso dettati soprattutto dal timore di mettersi contro alcune categorie di cittadini ed elettori (il c.d. “partito dell’automobile ad ogni costo” che, si badi bene, costituisce una minoranza nella città, per quanto molto attiva e a volte assai rumorosa). Tra essi i rappresentanti dei commercianti, da sempre ostili ai provvedimenti di limitazione del traffico.
L’ultima discussione all’interno della Giunta di Palazzo Marino è costata il posto all’assessore alla Salute, Carla De Albertis. Paradossale ma assai sintomatico il suo voto contrario: evidentemente, a qualcuno non risulta ancora del tutto chiaro che l’inquinamento nuoce anche alla salute di tutti i cittadini, che provoca malattie e morti e non solo qualche passeggero disagio, e che, alla base, c’è un tema fondamentale di qualità della vita nella nostra città, di tutela degli interessi collettivi, anche costituzionalmente protetti, come il diritto alla salute, che non possono essere ogni volta subordinati agli interessi economici e al profitto.
Peraltro, Milano mette sempre molta enfasi in ciò che fa, quasi come se dovesse ogni volta evidenziare che è la prima della classe, sottolineare che la sa più lunga, che fa sempre qualcosa meglio degli altri.
A volte un po’ di umiltà gioverebbe forse di più.
Come dunque non notare la campagna di comunicazione sul ticket, partita in questi giorni?
Annunciano i manifesti: “Con Ecopass via libera alle auto che non inquinano”.
Orbene, considerato che le auto inquinano anche da ferme, a voler dire fino in fondo le cose come stanno, l’unica auto che non inquina è quella che non c’è. E dunque occorre privilegiare mobilità alternative all’automobile: bici, mezzi pubblici, mobilità pedonale, car sharing…
Questa è la vera sfida per Milano, bisogna esserne consapevoli.
Si dice giustamente che Milano “attrae ma non trattiene”: questa è un’occasione importante per invertire una tendenza altrimenti non reversibile.
Disabili, anziani, bambini, pedoni, ciclisti: cittadini cui va restituita libertà, autonomia e sicurezza negli spostamenti. Interpretare i loro bisogni significa saperne assumere il punto di vista, collocarsi nella loro prospettiva visuale, smettendo di pensare, come sin qui si è fatto, che l’unica mobilità debba essere quella invasiva dell’automobile privata sempre e comunque (anche se a motore cosiddetto “pulito”), e le altre semmai a seguire. O la città si occupa finalmente di loro, o non è una città, ma una giungla.
Si provi a chiedere a un genitore come riesce a muoversi in città con i propri bambini, con o senza passeggino. Oppure a domandare a un disabile con quale grado di autonomia riesce a spostarsi a Milano. O invece a interrogare i molti che nella nostra città ancora temono di utilizzare la bici, chiedendo loro “perché” e ascoltandone le ragioni.
C’è una mobilità “disarmata” che attende risposte.
E’ nell’interesse di tutti che questo non lo si dimentichi.
Eugenio Galli (presidente Fiab CICLOBBY onlus e coordinatore regionale FIAB Lombardia)
L’Ecopass e i giornalisti
In relazione alla prossima entrata in vigore dell’Ecopass a Milano, e alle difficioltà che anche i giornalisti potrebbero incontrare da queste limitazioni, il Presidente del Gruppo Cronisti Lombardi, Rosi Brandi, ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, Letizia Gonzales (la stessa lettera è stata inviata anche al Presidente dell’Associazione ombarda dei Giornalisti, Giovanni Negri.
Eccone il testo:
Carissima Letizia,
sottopongo alla tua attenzione un tema di cui si sta tanto dibattendo in questo periodo e che, secondo me, meriterebbe l’intervento della nostra categoria: mi riferisco all’Ecopass, previsto a Milano dal 2 gennaio 2008. Ho ricevuto non poche telefonate di colleghi, preoccupati di dover pagare per ogni loro spostamento entro la cerchia dei bastioni: non è pensabile che le aziende editoriali (soprattutto quelle di piccole dimensioni) coprano le spese, nè si può “contenere” l’attività dei giornalisti per non incorrere nella tassa.
Ti chiedo dunque se non sia il caso di farci sentire sia come Ordine che come Associazione (ho scritto le stesse cose al presidente Giovanni Negri) e come Gruppo Cronisti, allo scopo di ottenere una deroga. Almeno per i colleghi che ne facciano richiesta e che abbiano effettivamente necessità di spostarsi nella zona “calda”.
Mi rendo conto che questa potrebbe essere interpretata come una istanza corporativa, ma se non sbaglio sulle ordinanze con cui la Regione Lombardia impone le sue “Domeniche senz’auto” tra coloro che hanno il permesso di circolare - a prescindere dall’auto Euro 0 o Euro 4 - ci sono anche i giornalisti. Non va dimenticato inoltre che a Milano lavorano molti free lance, sui quali la tassa ecologica (minimo 5 euro) sarebbe oltremodo gravosa.
Spero dunque che il tema sia di tuo interesse e che, d’intesa con Alg e Gruppo Cronisti, si possa inoltrare una richiesta congiunta al Comune di Milano e al Comando della Polizia Locale. Nella speranza - ovviamente - che ci ascoltino.
Cari saluti, e tanti auguri di buon anno!
Rosi Brandi
Sempre da www.partecipaMi.it (discussione “Ticket d’ingresso a Milano, a precise condizioni.” del forum “Per una Milano sostenibile…”) riporto questo post di Marco Gianfala dell’associazione vivibicocca:
http://www.partecipami.it/?q=node/1993/4356&single=1
Dal 2 gennaio partirà la sperimentazione di Ecopass, una risposta, seppure parziale, del Comune di Milano ai mali della mobilità.
La mobilità sostenibile viene sempre più invocata come possibile soluzione ai problemi connessi alla mobilità. Ma è lecito chiedersi: sostenibile per chi o per che cosa?
Il termine stesso di Ecopass sembra rimandare ad una misura di protezione ambientale. In realtà gli obiettivi dell’Ecopass sono di limitare la concentrazione di alcuni inquinanti localizzati, a partire dal PM10 e dannosi alla salute. Quindi si tratta prevalentemente di un Sanipass. Gli aspetti ambientali, intesi come salvaguardia dell’equilibrio degli ecosistemi di riferimento, qui c’entrano molto poco.
L’attuale spettro ambientale che si aggira per il mondo si chiama effetto serra. Pensare che l’Ecopass possa avere a che fare con l’effetto serra pare quindi una forzatura. Le auto esentate dal ticket d’ingresso, elettriche, metano, benzina recenti, ibride e dotate di filtro antiparticolato FAP riducono in minima parte le emissioni di anidride carbonica.
La sostenibilità non riguarda però solo l’ambiente e la salute umana. Se anche tutte le auto in circolazione a Milano andassero ad energia solare, quindi senza produzione di sostanze inquinanti e gas ad effetto serra, almeno sul piano dell’utilizzo, ci troveremmo comunque in una situazione di
sostanziale paralisi del traffico. Il che vuol dire, in ogni caso, una mobilità non sostenibile sul piano dei tempi, della perdita di produttività e della qualità della vita.
Il problema della mobilità sostenibile andrebbe quindi risolto anche con un deciso incremento dei sistemi di trasporto collettivo, pubblico e privato, incluso il car pooling. Ma, com’è ovvio, in ambito urbano una risposta efficace può venire soprattutto da uno sviluppo esponenziale della ciclomobilità, che ha un impatto, su molti aspetti inerenti la sostenibilità, pari a zero.
E’ noto che la ciclomobilità a Milano è sempre stata ampiamente sottovalutata. Tolti i ciclisti per necessità, per far decollare l’uso della bicicletta occorrerebbero investimenti e misure organizzative molto consistenti. Il che non vuol dire solo ampliamento dei percorsi ciclabili. Andare in bicicletta implica una modifica degli stili di vita, un aumento significativo dei rischi di incidentalità, spesso letale e l’esposizione ad una serie di disagi per cui è facile chiedersi se ne vale la pena.
In altri termini, per fare un deciso salto di qualità nell’uso intensivo della bicicletta, occorrerebbero piste ciclabili, misure di sicurezza, servizi di bike sharing, punti di ristoro e assistenza tecnica, modalità di interscambio con il trasporto pubblico, rastrelliere diffuse e possibilmente sorvegliate, sostegno ad iniziative promozionali. Ma soprattutto occorre che ai ciclisti sia riconosciuto un grande merito in termini di responsabilità sociale. Il ciclista deve sentirsi un privilegiato, non un marziano che si autolimita per concedere più spazio ad automobili che fanno scempio dell’ambiente.
E qui devono entrare in gioco anche valutazioni di tipo etico, ovvero la predisposizione di strumenti culturali attraverso una riflessione circa i fondamenti del vivere collettivo.
L’Ecopass si fonda sul principio che chi inquina paga. Ovvio che, alla radice, discrimina tra chi può permettersi di spendere anche un migliaio di euro all’anno in ticket e chi, viceversa, non può. Discrimina tra chi può acquistarsi un’auto in linea con le nuove direttive europee, magari del peso di due o tre tonnellate e chi fa fatica a mantenersi una Panda. Discrimina tra residenti e non residenti. Crea una parziale sovrapposizione-contrapposizione con le disposizioni regionali che puntano tendenzialmente sui divieti e il sostegno pubblico all’innovazione tecnologica.
Un’altra strategia potrebbe consistere nell’ottimizzazione delle risorse e conseguente abbattimento degli sprechi. Convincere i cittadini a modificare i propri stili di vita non sarà impresa facile. E’ apprezzabile l’invito del nostro Sindaco alla diffusione in tutta la città del senso di un impegno comune. Ma in mancanza di modelli di riferimento globali, di un senso di comunità forte e coerente, sarà impresa impossibile.
L’educazione ambientale potrà anche informare ma difficilmente sarà in grado di incidere sui valori e le motivazioni individuali. Alla radice esiste la necessità di contemperare un sistema ambientale condiviso da tutti e le diverse forme di discriminazione sociale. Difficile far passare l’idea che qualcuno ha più diritto di altri nell’utilizzo dell’aria, dell’acqua e del suolo e in ciò la questione ambientale sembra preconizzare l’evolversi di elementi di democrazia sostanziale. L’alternativa è un accaparramento selvaggio di risorse, con il prevalere di comportamenti opportunistici, che è esattamente quello che sta accadendo. Le istituzioni pubbliche territoriali, ai più diversi livelli, hanno una responsabilità ineludibile nel cercare di far prevalere una visione etica e di pubblico interesse. Sarebbe interessante capire se sono nelle condizioni di poterlo fare.
I diversi sistemi di mobilità producono circa il 30 percento dei gas ad effetto serra, il resto riguarda sostanzialmente la produzione energetica, industriale e agricola e i sistemi di climatizzazione. Il passaggio da un’economia dello spreco ad un’economia sostenibile richiederà grossi investimenti economici ma anche adeguate forme di sostegno da parte dell’opinione pubblica.
Il concetto di sostenibilità si fonda sul concetto di limite, ragione per cui, a prescindere dalle innovazioni tecnologiche e dall’utilizzo di forme energetiche innovative, solare, eolico, geotermico, nucleare sicuro, idrogeno e altro che verrà, non si potrà considerare la produzione illimitata ed esasperata di beni di consumo come l’unica forma di soddisfazione dei bisogni umani e della tenuta sociale ed economica.
Oggi l’impronta ecologica, misura grossolana per parametrare l’impatto dell’uomo sull’ambiente, ci dice che i sei miliardi di persone attuali consumano risorse quanto parecchie decine di miliardi di persone allo stato primitivo. Quando arriveranno ai nostri livelli di consumo i cinesi, gli indiani e il resto del terzo e quarto mondo il concetto di limite non sarà più procrastinabile, ammesso che i danni ambientali siano ancora reversibili. Spiegare perché il nostro benessere si fondi sulle miserie altrui non è facile. Come non è facile riuscire a saldare i bisogni delle attuali generazioni con quella delle generazioni future.
Non si può però negare la presenza, in molti di noi, di una naturale coscienza etica o, come altri preferiscono, di una responsabilità sociale di lungo termine. Quella stessa che ogni giorno ci induce a sostenere la raccolta differenziata, ad evitare lo spreco di acqua, a non inquinare inutilmente, ad utilizzare la bicicletta come alternativa agli spostamenti, a non sprecare le risorse pubbliche o comuni, a scegliere prodotti più ecologici anche se più costosi. Chi tende a promuovere un ambientalismo di convenienza economica fatto di ticket, aumenti tariffari, progresso tecnologico fa un’operazione utile, ma se non è accompagnata da una crescita culturale e una maggiore responsabilità sociale non ci porterà da nessuna parte.
Come Laszlo ci insegna: pensare globalmente, agire localmente. Con questo spirito la nostra associazione intende promuovere iniziative volte al miglioramento della qualità della vita a partire da situazioni locali. La sfida della sostenibilità non potrà prescindere da un legame indissolubile tra il proprio spazio di vita, i propri bisogni, i propri affetti, convincimenti e ideali e la proiezione su scala globale.
Marco Gianfala - Vivibicocca - associazione culturale e di promozione sociale - www.vivibicocca.it