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PiazzettaVergani.org è un blog curato dal Gruppo Cronisti Lombardi e intende da un lato essere un tributo al collega Guido Vergani scomparso nel 2005 e dall'altro un momento di confronto su temi politici, sociali ed economici.

UFFICI STAMPA NEI TRIBUNALI: A CHI SERVONO?

IL SOLE 24 ORE diretto da Ferruccio De Bortoli ha affrontato nell’edizione di martedì 29 gennaio il problema della creazione degli uffici stampa nei Tribunali con un articolo e un’intervista curati da Alessandro Galimberti.
Riteniamo entrambi gli articoli di Galimberti, che tra l’altro è membro della Giunta del Gruppo Cronisti Lombardi, di estremo interesse per tutti i giornalisti. Eccoli integralmente.
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>Processi e informazione. Applicata per la prima volta nella Capitale la legge 150 del 2000
> Giustizia con ufficio stampa
> Il Tribunale di Roma apre la strada - Milano pronta alla svolta -
>LA NUOVA SOLUZIONE Per Livia Pomodoro una struttura ad hoc può rendere più «garantita» la circolazione delle notizie
> Alessandro Galimberti

MILANO Sette anni dopo l’approvazione della legge sulla comunicazione istituzionale delle amministrazioni pubbliche (la n. 150 del 2000), l’ufficio stampa fa il suo debutto in un palazzo di giustizia. Il presidente del tribunale di Roma, Paolo De Fiore, ha annunciato ieri di aver nominato un «giornalista iscritto all’Albo nazionale», Giorgio Parnasi, quale responsabile dello snodo dell’informazione giudiziaria nella capitale, almeno, par di capire, per quanto riguarda l’attività dei Gip/Gup, dei tribunali civili e penali e della Corte d’assise. Un’innovazione a cui guarda con interesse anche Milano, come conferma al Sole 24 Ore il presidente del tribunale ambrosiano, Livia Pomodoro. «L’ufficio stampa? È un’opzione a cui sto pensando seriamente nell’ambito della riorganizzazione del lavoro, mi fa piacere che Roma parta con quest’esperienza che credo potrà essere molto utile». Secondo la presidente Pomodoro «tante notizie passano a volte quasi casualmente e senza nessuna formalità, contando più che altro su rapporti e amicizie personali; invece un ufficio preposto può rendere garantita e aperta a tutti la circolazione delle notizie e delle informazioni pubbliche rilevanti del Palazzo. Del resto già oggi mi capita abitualmente di valermi della sala stampa del tribunale (che esiste da decenni ed è gestita dal Gruppo cronisti lombardi, ndr) per rendere noti documenti e raggiungere il massimo possibile dei destinatari. Ribadisco: il progetto vedrà la luce a breve, è molto interessante». L’iniziativa annunciata ieri a Roma riguarda il Tribunale, ma non tocca l’altro versante delle toghe, quello delle Procure della repubblica. La comunicazione istituzionale dell’organo inquirente è infatti già regolamentata nella legge che riforma l’ordinamento giudiziario, entrata in vigore la scorsa primavera dopo un serie di polemiche e rinvii: in Procura l’unico referente per l’informazione è il capo dell’ufficio, che può «delegare» altri magistrati all’incombenza stabilendo modalità e criteri. Non è chiaro se tra i delegati, in futuro, possano rientrare anche gli uffici stampa previsti dalla legge 150 del 2000. Difficile comunque prevedere l’impatto effettivo che questa rivoluzione delle pubbliche relazioni potrà sortire tra i corridoi di palazzi dove la consuetudine del cronista è diventata regola fondante della stessa professione: l’abilità di ottenere la notizia, e ovviamente poi di verificarla prima di renderla pubblica, da una pluralità di fonti indipendenti e “libere”. L’esperienza delle altre amministrazioni “di cronaca” dove esistono gli uffici stampa - in questure e comandi dei carabinieri per la «nera», ministeri, authority, ed enti locali per la «bianca» - è ampiamente positiva ma qualche volta in chiaroscuro: a fronte di un servizio che rende più semplice e veloce l’accesso alle fonti, può talvolta accadere che l’ufficio diventi un ostacolo per l’approfondimento o l’interpretazione della notizia, come sottolinea il presidente dell’Unione nazionale dei cronisti italiani, Guido Columba: «Ben vengano gli uffici stampa anche nei tribunali - dice Columba - purché agevolino il lavoro dei giornalisti e non diventino invece uno schermo opaco. Già è abbastanza difficile oggi difendere l’informazione». Il quadro Tribunale di Roma Il presidente della “Città giudiziaria” della capitale, Paolo De Fiore, ha varato il primo ufficio stampa di un Palazzo di giustizia italiano. A capo del servizio è stato nominato un giornalista iscritto all’Albo Tribunale di Milano La novità verrà presto esportata anche in altre realtà, a cominciare dalla capitale del “rito ambrosiano”. Lo anticipa al Sole 24 Ore la presidente Livia Pomodoro Le Procure della repubblica I rapporti con i media negli ufici che svolgono indagini spettano per legge ai procuratori capo, che possono delegare altri soggetti. Non è chiaro se gli uffici stampa siano ricompresi nella delega
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> INTERVISTA Glauco Giostra Università di Roma «La Sapienza»
>«Ma non diventi un ostacolo»
ROMA
«Di primo avviso mi sembra che l’istituzione di un ufficio stampa in un tribunale contenga profili interessanti, però..»
> Però?
> «Però non vorrei che venisse “gabellata” come la soluzione del problema dei rapporti tra giustizia e informazione. Se l’ufficio stampa fosse proposto come l’unica fonte legittima di approvvigionamento della notizia processuale, non solo si andrebbe verso una burocratizzazione della cronaca giudiziaria, da cui la libertà di stampa uscirebbe ingessata e mortificata. Ma si tradirebbe la funzione stessa dell’informazione sulla giustizia».
> Il professor Glauco Giostra, ordinario di procedura penale alla «Sapienza» di Roma, ha un’idea molto chiara su quello che dovrebbe essere il compito della comunicazione della notizia giudiziaria.
> «La cronaca giudiziaria consente al popolo, nel cui nome la giustizia è amministrata, di controllare come viene resa. Ebbene - dice Giostra - sarebbe singolare che l’organo controllato potesse scegliere su cosa e quando il controllore debba esercitare, attraverso i mass media, il suo sindacato. Chi fornisce la notizia processuale non è mai disinteressato; quanto meno è mosso da un intento di autolegittimazione del proprio operato. È necessario, quindi, che i giornalisti abbiano incondizionato accesso agli atti giudiziari non più segreti e siano liberi di scegliere su cosa, quando e come soffermare la loro attenzione critica».
> Non crede che si possano porre profili di violazioni del diritto alla privacy dei cittadini?
> «In linea teorica no. Si tratta di un diritto fondamentale, che però può essere sacrificato per esigenze di giustizia e di informazione sulla giustizia. L’importante che non lo si offenda “gratuitamente”».
> In che senso?
> «Del disegno di legge in materia di intercettazioni all’esame del Parlamento (il Ddl Mastella, ndr) - severamente criticabile per i limiti che impone al diritto di cronaca giudiziaria - apprezzo particolarmente il passaggio in cui è prevista la scrematura di tutto ciò che non è rilevante per l’indagine penale, relegando in un archivio segreto le notizie che ledono la sfera privata delle persone senza che risultino utili per capire la vicenda giudiziaria».
> A.Gal.

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