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PiazzettaVergani.org è un blog curato dal Gruppo Cronisti Lombardi e intende da un lato essere un tributo al collega Guido Vergani scomparso nel 2005 e dall'altro un momento di confronto su temi politici, sociali ed economici.

DI MOSTRA IN MOSTRA A MILANO/Canova, Balla, Kiefer, Witkin-Saudek e Bacon

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Ce n’è per tutti i gusti, in fatto di arte, in queste settimane a Milano. E’ stata aperta il 5 marzo la mostra dedicata a Francis Bacon, pochi giorni prima erano state inaugurate quelle di Canova e Balla sempre a Palazzo Reale, di Anselm Kiefer alla Triennale della Bovisa, dei fotografi Witkin e Saudek al Padiglione di Arte Contemporanea di via Palestro.
Al di là delle polemiche che accompagnano fin troppo spesso la sua attività, dobbiamo dare atto all’assessore alla cultura del Comune, Vittorio Sgarbi che gran parte di queste mostre si devono solo a lui, e che le opportunità che offre alla città, e non solo, di riflettere su artisti universalmente accettati o fortemente discussi, sono in ogni caso occasioni da non perdere.
Fatta questa premessa solo alcune piccole considerazioni da osservatori e fruitori. Intanto stupisce che solo per la mostra di Balla (fino al 2 giugno) ci siano depliant con presentazioni in duplice testo, in italiano e in inglese. Milano si vanta di essere una città europea, aperta al mondo, di prepararsi come favorita all’Expo del 2015 e allora sarebbe opportuno che ai suoi ospiti che non conoscono l’italiano si rivolgesse sempre almeno in due lingue. Per Canova (fino al 2 giugno) i grandi poster descrittivi in ogni sala (in cui si possono leggere anche malaugurati refusi) sono solo in italiano, al Pac ci hanno detto che i depliant in inglese erano attesi a giorni dalla tipografia, alla Triennale della Bovisa che depliant in inglese non ce ne sono proprio. Peccato veniale, dirà qualcuno: a maggior ragione da evitare per le prossime occasioni. Qualcun altro potrebbe obiettare che ci sono le audiocassette in più lingue: ma per gran parte dei visitatori le audiocassette possono costituire anche solo un di più, del tutto opzionale.
Un’altra cosa che lascia un po’ sorpresi è, alla mostra del Canova , il fatto che le opere non siano in alcun modo protette: ci si può avvicinare, fino a pochissimi centimetri, quasi a toccarle, viene persino voglia di accarezzarle. Ma se i più si avvicinano con garbo, chi ci garantisce contro chi volesse comportarsi in modo meno educato?
Un’ultima considerazione per lo spazio espositivo dedicato a Balla, specie se messo in confronto con gli spazi che Kiefer ha a disposizione per i suoi grandi e straordinari “mille fiori per Mao” (fino al 30 marzo) alla Bovisa. Il nostro futurista, in almeno una sezione, quella della moda e dell’audiovisivo, è proprio sacrificato e bastano poche persone per creare una circolazione difficile e una fruizione altrettanto difficoltosa.
Due parole infine per Witkin e Saudek(fino al 27 aprile): è una mostra che fa discutere, per i contenuti di molti dei soggetti esposti . Ma sono proprio la discussione e il dibattito il sale della cultura.(g.pier)
Nella foto: particolare delle Tre Grazie del Canova esposte a Palazzo Reale con opere di altri scultori italiani provenienti dall’Hermitage di San Pietroburgo.

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