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PiazzettaVergani.org è un blog curato dal Gruppo Cronisti Lombardi e intende da un lato essere un tributo al collega Guido Vergani scomparso nel 2005 e dall'altro un momento di confronto su temi politici, sociali ed economici.

RICORDATI IN CAMPIDOGLIO I GIORNALISTI VITTIME DI TERRORISMO E MAFIE

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ROMA (3 maggio) - Tre giugno 1977. Due giorni dopo l’attentato a Indro Montanelli. Emilio Rossi, direttore del Tg1, viene gambizzato davanti al centro di produzione tv di via Teulada. Milano, 28 maggio 1980. Walter Tobagi viene ammazzato con cinque colpi di pistola da due terroristi della Brigata XXVIII Marzo, mentre usciva di casa per andare al giornale. Nomi e proiettili fissati nella storia del giornalismo italiano, celebrati oggi nella Protomoteca del Campidoglio in concomitanza con la Giornata Mondiale della Libertà di stampa dell’Onu e dell’Unesco. Alla cerimonia c’era anche Emilio Rossi, che ha raccontato la sua vicenda di gambizzato. Con lui il ricordo degli 11 giornalisti uccisi dal dopoguerra e tutti quelli feriti dalla mafia, dalla camorra dai terrorismi rossi e neri.

Le storie dei giornalisti vittime della libertà d’informazione sono rievocate in un libro pubblicato dall’Unione nazionale Cronisti (Unci). Il presidente dell’Unci Guido Columba ha parlato di «storie diverse, ma accomunate da alcuni aspetti: nessuno aveva la vocazione dell’eroe, ma nessuno si è accontentato della versione ufficiale o di comodo degli avvenimenti». Di libertà di stampa come «qualcosa che non si conquista mai, una volta per sempre» ha parlato poi il Segretario generale della Fnsi, Franco Siddi. Lorenzo del Boca, presidente dell’Ordine, ha definito il giornalismo come «il termometro della civiltà di un paese».

I parenti delle vittime. Alla cerimonia a cui ha partecipato anche il sindaco Gianni Alemanno, c’erano anche i parenti delle vittime. «Ormai mi stavo rassegnando a pensare che toccasse solo a noi familiari, a noi superstiti, piangere queste vittime dimenticate»» ha detto con commozione Alberto Spampinato, fratello di Giovanni, corrispondente dell’Ora di Palermo, ucciso dalla mafia nel 1972. «Se siamo qui è perché non ci consideriamo più vittime» ha detto Elena, la figlia di Giuseppe Fava. Giovanni, fratello di Peppino Impastato ricorda che «negli anni Sessanta era impossibile perfino parlare di mafia». Francesco, figlio di Beppe Alfano, denuncia che «quei giornalisti sono stati soli e oggi l’Ordine dovrebbe costituirsi parte civile nei processi». Dopo anni di processi tuttavia è stata riconosciuta da una sentenza la qualità di giornalista professionista di Mino Pecorelli, ha detto la sorella. Tra i giornalisti ricordati, De Mauro e Casalegno, Fava, Rostagno e il giovane Giancarlo Siani, pubblicista corrispondente del Mattino da Torre Annunziata, il cui fratello ha invitato tutti, soprattutto i giornalisti giovani a leggere il libro della memoria preparato dall’Unione Cronisti Italiani.

(da www.IlMessaggero.it) Foto Posocco-Toiati

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